PMA in Italia

Negli ultimi vent’anni, la pratica della fecondazione assistita ha prodotto dei cambiamenti sui pattern di fecondità osservati in molti Paesi: ha contribuito ad esempio alla diffusione di nascite gemellari e all’aumento del numero di donne che hanno figli ad età molto avanzate, addirittura dopo la menopausa.

Sebbene l’impatto demografico del fenomeno sia ancora piuttosto limitato, si riscontra anche nel nostro Paese un aumento della disponibilità e dell’efficacia della PMA, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa. Secondo i dati del Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita (Istituto Superiore di Sanità, 2017), le coppie che ricorrono alla PMA nei Centri italiani autorizzati sono passate da circa 46 mila nel 2005 a quasi 72 mila nel 2015, con un aumento costante fino al 2011 (73.570) e una successiva fase di lieve calo. A queste coppie si aggiungono coloro (coppie o single) che decidono di effettuare la PMA in centri esteri, in Paesi caratterizzati da quadri normativi da lungo tempo meno restrittivi e da protocolli medici diversi, ritenuti a volte più efficaci e/o meno costosi.

Secondo i dati del Registro, poco più di una 1 coppia su 5 riesce ad ottenere una gravidanza (22,7 per cento), che nel 76 per cento dei casi dà luogo ad una o più nascite. I nati vivi concepiti con uso di tecniche di PMA nel 2015 ammontano a 12.836, pari al 2,7 per cento del totale dei nati vivi dell’anno. Tale proporzione è paragonabile a quella registrata nella maggior parte dei Paesi europei, dove le nascite da procreazione assistita ammontano ad una quota che va dall’1 al 4 per cento del totale dei nati in un anno.

L’età media delle madri al parto che hanno effettuato la PMA è pari a 36,6 anni rispetto ai 31,6 anni delle donne che non vi hanno ricorso (il divario è quindi pari a 5 anni). La distribuzione percentuale dell’età al parto mostra come le donne che ricorrono alla PMA hanno mediamente una struttura per età più avanzata. L’età modale è pari a 36 anni se si effettua la PMA, 32 anni negli altri casi. L’età media del padre alla nascita del figlio è pari a 39,4 anni se la coppia è ricorsa alla PMA e a 35,2 anni negli altri casi, mettendo in evidenza un gap inferiore rispetto a quello delle madri.

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Distribuzione dei parti per età della donna – Anno 2014 (valori percentuali)

Se andiamo ad analizzare altre caratteristiche socio demografiche oltre all’età, come il titolo di studio e cittadinanza, ci accorgiamo che le donne che hanno partorito mediante la procreazione medica assistita hanno un titolo di studio più elevato (41, 1% versus 27, 1%) e solitamente le donne di nazionalità italiana (2,3%) vi ricorrono più delle donne con cittadinanza straniera (1,1%).

Un titolo di studio più elevato viene solitamente correlato ad una posizione lavorativa che potrebbe permettere un vantaggio economico necessario se si vuole intraprendere la via della procreazione medicalmente assistita.

L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di centri di riproduzione assistita in Europa, la gran parte privati. I costi di trattamenti in questi centri partono solitamente dai 2000 euro e possono superare i 10 mila euro (dai 2000 euro a trattamento per l’omologa e 4000 mila per l’eterologa, a salire).

Nel pubblico si spende meno anche se questi trattamenti non sono ancora nei Lea nazionali e le singole regioni hanno la facoltà di decidere se farli rientrare nella spesa sanitaria regionale.

In controtendenza la Toscana offre fecondazione sia omologa che eterologa con il solo pagamento del ticket.
Il Piemonte dal 2009 offre l’omologa per le donne che non abbiano superato i 43 anni e fino a tre tentativi per i quali si pagano 440 euro (esclusi i farmaci per la stimolazione e gli esami preliminari).
Nel Lazio sono state approvate lo scorso febbraio nuove tariffe per l’accesso alla PMA omologa ed eterologa negli ospedali pubblici con costi che vanno dai 1500 a 4 mila euro per l’eterologa e sotto i 1000 euro per l’omologa, a seconda del tipo di trattamento (di primo, secondo e terzo livello).
In Umbria l’omologa, FIVET o l’ICSI (2° e 3° livello), ha un costo di ticket di 2000 euro.

Il problema più grande per l’eterologa è l’assenza di banche di gameti femminili e maschili. Non ci può essere eterologa senza materiale genetico esterno alla coppia. Questo porta quindi a dipendere dalla donazione che si fa in altri paesi.

Sitografia:
Report Istat, La salute riproduttiva della donna, 2017
https://www.lastampa.it/2016/04/22/scienza/fecondazione-assistita-le-attese-i-costi-le-regioni-pi-efficienti-0HTvibO0he22b8tOL72DgO/pagina.html
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