Nel corso dell’Ottocento di fecondazione artificiale pochi sapevano e ancora meno parlavano in pubblico perché era ritenuta moralmente e deontologicamente problematica, senza contare che non pochi ritenevano non fosse fisiologicamente possibile. Nel 1896 il Sant’Uffizio si pronunciò dichiarando questo tipo di operazione una pratica non ammissibile perché contraria alla morale sessuale e al suo ordine; essa mutava la natura dell’atto riproduttivo, rendendolo un evento da privato a pubblico, a cui partecipava un terzo, il medico garante della riproduzione.
La presenza di tre soggetti, ovvero il medico e i due genitori, rendeva la fecondazione artificiale problematica non solo per la religione, anche per la legge. Sembrava mettere in discussione i legami di parentela con tutto ciò che ne conseguiva a livello giuridico, sociale ed economico.
Lo sviluppo delle tecniche di fecondazione artificiale non rappresenta solo scoperte scientifiche di notevole importanza, porta con sé una serie di implicazioni etiche, morali, religiose, sociali e giuridiche non indifferenti, obbligando la società, la giurisprudenza e le istituzioni ad interrogarsi su cosa definisca realmente i legami parentali: la biologia, come nel caso italiano, o la cura e la volontà, come nel caso statunitense. Grazie ai processi di PMA (procreazione medicalmente assistita) si è esteso un nuovo modo di concepire la genitorialità e la riproduzione attraverso processi artificiali che hanno integrato, e in certi casi sostituito, quelli naturali.
La diffusione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita è documentata dal grande numero di bambini nati sino ad oggi, nel mondo, grazie alla sua applicazione, un numero che sta avviandosi verso il secondo milione. Gran parte delle ricerche scientifiche nel campo della biologia della riproduzione sono rivolte a migliorare i risultati delle tecniche, considerate ancora insufficienti malgrado i grandi progressi. La scienza sta sempre di più investendo energie e forze economiche in questo settore. Molte attenzioni vengono dedicate al problema delle madri non più giovani e alle notevoli percentuali di insuccesso delle PMA che le riguardano. È molto probabile che saranno i progressi della ricerca scientifica in campo genetico a offrire il maggior contributo al progresso delle tecniche di PMA, riconoscendo le anomalie cromosomiche e le mutazioni geniche in un pre-embrione. Su di esse esiste una discussione che riguarda la loro possibile natura eugenetica e il diritto dei genitori di evitare la nascita di figli malati e sofferenti.
L’inseminazione artificiale, infatti, ha avuto implicazioni anche in merito all’eugenetica contribuendo a far nascere un grande dibattito iniziato nell’Ottocento e tuttora privo di risposte certe. Nel Novecento l’ipotesi eugenetica si fece più definita, soprattutto negli Stati Uniti, dove alcuni medici la proposero come strumento per incrementare la fertilità delle classi più agiate della società e contrastare così l’alta fertilità dei ceti più bassi. Diciamo che per gran parte della storia la prospettiva eugenetica è stata cercata, ma concretamente poco realizzata. Indubbiamente, scegliere tra gli embrioni quelli che non siano portatori di malattie degenerative o gravi può essere considerata una prospettiva eugenetica.
L’Italia è stato uno dei paesi in cui questa pratica si è maggiormente sviluppata dal punto di vista medico-scientifico facendo sentire implicazioni sociali rilevanti. La diffusione delle tecniche di PMA subisce nella penisola italiana un arresto di grandi dimensioni con l’approvazione della legge 40 nel 2004, segnata da una rigidità ideologica che non aveva pari a livello internazionale. Essa ha determinato innanzitutto lo sviluppo di quello che è stato chiamato turismo procreativo: migliaia di coppie si sono viste obbligate a cercare all’estero, a pagamento, quello che in Italia era improvvisamente diventato reato. Insieme a questo, si è determinata una difficoltà crescente per medici e scienziati di sviluppare e migliorare questa tecnica.
È immaginabile che l’aumento di conoscenze in questo settore possa essere di straordinaria sollecitazione allo sviluppo di cambiamenti profondi nelle società del nostro tempo. Un’innovazione che ha avuto implicazioni in ambito scientifico e medico ma anche sociale, mutando profondamente i legami parentali e la giurisprudenza, e culturale, approcciando un nuovo modo di concepire la riproduzione.
Un evento non solo rivoluzionario ma di portata dirompente che ha dimostrato come la fecondazione possa avvenire fuori dall’organismo umano e come sia possibile intervenire nei processi che sono all’origine della vita stessa.
Sitografia: https://www.letture.org/l-altra-genesi-storia-della-fecondazione-artificiale-emmanuel-betta/ http://www.treccani.it/enciclopedia/fecondazione-assistita_%28Enciclopedia-Italiana%29/