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La procedura della FIVET consiste principalmente in sei fasi: la stimolazione ovarica, il prelievo ovacitario, la preparazione dello sperma, la fecondazione in vitro, il trasferimento dell’embrione e la vitrificazione degli embrioni.

Vediamo queste fasi nel dettaglio.

La prima fase: la stimolazione ovarica. Si tratta di una tappa necessaria per sollecitare la produzione di follicoli a livello ovarico. Questo passaggio viene realizzato mediante la somministrazione di farmaci come le gonadotropine che hanno la funzione di stimolare le gonadi (gli organi sessuali femminili). L’obiettivo è di far in modo che le ovaie producano un numero maggiore di ovociti, invece di uno soltanto come avviene normalmente, al fine di ricavare una maggiore quantità di embrioni. Questo trattamento viene realizzato in maniera personalizzata su ogni paziente e può avere una durata che varia dai 10 ai 20 giorni. Lo sviluppo follicolare è controllato in maniera costante attraverso numerose ecografie e dosaggi di estradiolo. 

La seconda fase: il prelievo ovocitario. Il passaggio a questa fase è subordinato a un controllo ecografico che permette di accertare il raggiungimento di un’adeguata fase di maturazione dei follicoli e la disponibilità di un numero sufficiente di ovuli. Il prelievo degli ovociti è preceduto da una somministrazione ormonale che ha il fine di indurre la maturazione finale degli ovociti. La fase di prelievo vero e proprio viene effettuata in via transvaginale: un’apposita sonda verrà introdotta fino a raggiungere le ovaie, dalle quali verranno aspirati i follicoli. Si tratta di una procedura realizzata in sala operatoria, mediante sedazione della paziente, che è priva di dolore ed effetti collaterali.

La terza fase: la preparazione dello sperma. Prima di procedere alla fecondazione in vitro è necessario prelevare un campione di liquido seminale per consentire l’inseminazione degli ovuli. Normalmente si utilizza lo sperma del partner maschile della coppia, ma nel caso in cui il liquido seminale sia privo di spermatozoi (azoospermia) o questi abbiano una ridotta motilità (astenospermia) o una scarsa qualità, è possibile fare ricorso al liquido seminale di un donatore. Dopo il prelievo si procede alla selezione degli spermatozoi che si caratterizzano per una migliore qualità e una più elevata motilità. In questa fase si fa ricorso ad apposite tecniche che consentono di escludere gli spermatozoi morti, quelli immobili o lenti, al fine di rendere ottimale il campione che verrà impiegato per l’inseminazione.

La quarta fase: la fecondazione in vitro. Il passaggio più importante nella FIVET consiste nel procedimento di fecondazione in vitro. Una volta ottenuti separatamente gli ovuli e gli spermatozoi, ogni ovulo viene collocato su una piastra di coltura e  “circondato” da un numero di spermatozoi che varia dai 100.000 ai 500.000, per un tempo che oscilla dalle 12 alle 18 ore. Nel caso siano riscontrabili problemi nel processo di fecondazione si procederà “manualmente” con la Tecnica ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica) attraverso la quale si introduce con un ago uno spermatozoo vivo all’interno dell’ovulo. Gli embrioni ottenuti attraverso la procedura di fecondazione assistita vengono analizzati in laboratorio sulla base della loro morfologia e, di conseguenza, vengono scartati quelli non ritenuti idonei per l’impianto.

La quinta fase: il trasferimento dell’embrione. Una volta avvenuta la fecondazione si procederà, mediante un’apposita cannula, al trasferimento dell’embrione nell’utero della paziente. Si tratta di una procedura veloce e indolore, che non necessita di sedazione. Il transfer viene effettuato in un arco di tempo che varia dai 2 ai 5 giorni dalla fecondazione degli ovociti. Il decorso del tempo, in questa fase, appare molto importante, in quanto l’aumento del numero dei giorni fra la fecondazione e il transfer, consente all’embrione di svilupparsi e di arrivare allo stato di blastocisti, ossia quello stato nel quale, in una fecondazione naturale, si impianta nell’utero. L’embrione viene “aspirato” con un piccolo catetere e viene posizionato, molto delicatamente, nell’utero della donna.

La sesta fase: la vitrificazione degli embrioni. Una volta realizzato il transfer sarà possibile procedere alla vitrificazione degli embrioni restanti, di buona qualità, con la finalità di poterli utilizzare in un ciclo successivo di fecondazione assistita, senza la necessità di ricorrere alla fase di stimolazione ovarica. La vitrificazione è una tecnica di congelamento degli embrioni che consente di raggiungere alte percentuali di sopravvivenza degli stessi dopo il processo di scongelamento, grazie anche all’uso di appositi crioprotettori. La crioconservazione, inoltre, consente di far fronte alla riduzione della capacità fecondante della coppia intervenuta a causa del decorso di un ampio lasso di tempo dalla procedura di PMA (procreazione medicalmente assistita).

Bibliografia:
Garcea N., La riproduzione assistita. Da Louise Brown ad oggi, Verduci Editore, 1999

Sitografia:
http://www.treccani.it/enciclopedia/fivet_%28Dizionario-di-Medicina%29/
https://ivitalia.it/trattamenti-riproduzione-assistita/fecondazione-in-vitro/
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